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Styx Recensione

Titolo originale: Styx

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Styx - la recensione del film finalista al premio Lux del Parlamento Europeo

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Styx - la recensione del film finalista al premio Lux del Parlamento Europeo

Un incidente d'auto in città e un uomo senza conoscenza, ferito. I soccorsi sono immediati, senza domande, senza esitazioni. Nessuno si chiede chi sia l'uomo, né cosa ci facesse lì. Il dovere umano, civico e professionale è quello di salvargli la vita. Ma cosa succede quando in pericolo ci sono cento o più persone in alto mare? E in questa contrapposizione che prende il via, con perfetta corrispondenza geometrica, il notevole film del viennese Wolfgang Fischer, Styx, il cui nome rimanda al fiume infernale dell'odio.

Partita dalla splendida Gibilterra con la sua barca a vela da 12 metri per recarsi a visitare l'isola di Ascensione, un paradiso darwiniano in mezzo all'Oceano Atlantico, il medico tedesco Rike, che a Colonia abbiamo visto prestare i primi soccorsi alla vittima dell'incidente, sembra in pieno controllo del suo ambiente e della sua vita. Velista esperta, non si lascia spaventare nemmeno dalla tempesta che fa ondeggiare paurosamente la barca.

Si capisce che è felice mentre sfoglia i libri illustrati che raffigurano l'eden sognato, o calcola il percorso col compasso nautico sulla mappa. Con allegria, comunica via radio con una barca che incrocia sul suo percorso. Fino a che non trova sulla sua strada una carretta del mare, danneggiata e in procinto di affondare, da cui la gente inizia a buttarsi verso morte sicura. Chiamati immediatamente i soccorsi, Rike capisce ben presto che non c'è urgenza, che c'è una prassi, ci sono leggi da rispettare, e lei con la sua barca non può far altro che tirare a bordo un ragazzino che si è gettato in mare col salvagente e curarlo delle ferite e dell'ipotermia, mentre lui la implora di fare qualcosa.

Al di là del fatto che Rike sia, incidentalmente, un medico, il che amplifica il suo dilemma, il film racconta benissimo l'angosciosa paralisi, nata dal conflitto tra volontà e impotenza, di qualunque passante occasionale che dovesse trovarsi in una situazione del genere (ed è probabile che a molti sia capitato, in un periodo storico in cui i mari da fonte di vita sono diventati cimiteri acquatici). Cosa faremmo, in una situazione simile? E' impossibile non chiederselo dopo aver visto questo film che non diventa mai semplicistico e ricattatorio, ma che da un punto di vista puramente umano ci coinvolge in modo molto naturale nella sofferenza della sua protagonista (la bravissima Susanne Wolf in un ruolo non facile), bloccata nell'anticamera dell'inferno sulla via di un paradiso che probabilmente non troverà mai più.

Scandito in tre capitoli, di cui buona parte senza dialoghi, nonostante il contesto realistico Styx è anche una potente metafora dell'ignavia dell'Occidente di fronte alla morte in mare di migliaia di persone, molte delle quali bambini e adolescenti. Ma parla anche della frustrazione, dell'impotenza e del dolore di chi vorrebbe aiutare e non sa come fare, anche perché spesso gli viene impedito di farlo. Concepito prima della chiusura dei porti, è un film di finzione che parla la verità del documentario, girato in condizioni di estrema difficoltà e con una forma sempre funzionale al contenuto, merito di un regista che ha il perfetto controllo dei suoi mezzi. La visione di questa semplice e rigorosa parabola scuote la coscienza e rende ancor più inconcepibili le parole d'odio e indifferenza di chi, chiuso nel suo egoismo e nella sua ignoranza, ha abdicato al naturale senso di solidarietà e fratellanza verso i suoi simili in difficoltà.

Styx
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
202


Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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