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Ferdinand Recensione

Titolo originale: Ferdinand

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Ferdinand, la recensione del film animato della Blue Sky

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Ferdinand, la recensione del film animato della Blue Sky

D'indole tutt'altro che bellicosa e amante dei fiori, il toro Ferdinand non va molto d'accordo con i suoi coetanei. I problemi aumentano quando da adulto, divenuto enorme e potenzialmente letale, viene costretto a contendersi con i suoi simili un posto al sole dell'arena. Dopo una momentanea fuga, Ferdinand ha infatti conosciuto l'affetto di una bambina, e sa che un altro mondo è possibile: il problema sarà convincere gli altri di quello che da solo sembra aver capito...

La breve fiaba "La storia di Ferdinando" di Munro Leaf, illustrata da Robert Lawson, fu pubblicata nel 1936 e da subito venne messa al bando dai regimi totalitari dell'epoca, in quanto antimilitarista, sicuramente, ma soprattutto pericoloso inno all'autodeterminazione. Quasi immediatamente Disney ne produsse un adattamento sotto forma di cortometraggio, uscito nel 1938 e diretto da Dick Richard: uno degli apici della Golden Age dell'animazione americana, con un duetto nell'arena tra un disperato torero e il candido Ferdinando, animati da due futuri pilastri di quell'arte, Ward Kimball e Milt Kahl.
Le premesse sono doverose per mettersi nei panni del regista di Ferdinand, Carlos Saldaña, e della sua squadra alla Blue Sky. Si possono anche avere all'attivo due Era glaciale e due Rio, ma la profondità con cui l'iconica storia ideata da Leaf ha permeato la cultura internazionale (meno l'italiana) è sufficiente a far tremare i polsi anche al professionista navigato. Solo per questo ci permettiamo di partire con le due critiche principali che indirizzeremmo al film (una e mezza, per la precisione).

L'impatto estetico non ci è sembrato all'altezza della situazione e in generale delle più recenti scelte dell'animazione contemporanea in CGI: nulla da eccepire sulla qualità della recitazione e dei movimenti, ma la modellazione, il livello di dettaglio e l'uso dell'illuminazione sono regolati su un look plasticoso e artificiale, pure tenendo in dovuta considerazione l'idea fiabesca alla base. Se nell'animazione bidimensionale, a mano libera e non, la spartanità può essere foriera di emozioni sorprendenti, nella computer grafica avviene più di rado.
Il modo in cui Saldaña ha espanso la semplicissima e breve storia originale è un'arma a doppio taglio. Teoricamente è un'idea indovinata e ragionata: dovendo aumentare l'azione, allungare le vicende e incrementare il numero dei personaggi, il regista ha puntato a generare molteplici punti di vista sullo stesso Ferdinand. Ecco quindi che i due temi di cui sopra sbocciano in un discorso più articolato e più aderente all'oggi: la padroncina di Ferdinand consente l'immedesimazione diretta dei più piccoli, il babbo scomparso nell'arena svela la natura violenta della corrida, i tori più deboli cercano la loro strada guardando a Ferdinand, l'alternativa nefasta di un mattatoio aleggia sulle responsabilità umane. Non sempre però Saldaña riesce a trovare un equilibrio tra queste intelligenti necessità e l'accumularsi isterico di caratterizzazioni secondarie (erano proprio necessari i cavalli vanesi danzanti e la capra petulante e urlante?). Un climax d'inseguimento sembra riproporre poi scene quasi identiche di Madagascar 3 e Alla ricerca di Dory.

C'è da dire che i due difetti citati peseranno poco o nulla sul pubblico più giovane, al quale la storia di Leaf andrebbe prescritta per legge: difficile quindi abbattere un'operazione che comunque ha il merito di riproporla, sobbarcandosi le difficoltà dell'adattamento, ai ritmi e alle esigenze di una nuova generazione e di un mondo più complesso: la parabola non invecchierà mai, almeno fino a che si scambieranno le convenzioni sociali per l'ordine naturale delle cose.

Ferdinand
Nuovo trailer italiano del film - HD
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Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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