Sono tornato: a Lucca Comics & Games Luca Miniero mostra le prime immagini del suo film

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Sono tornato: a Lucca Comics & Games Luca Miniero mostra le prime immagini del suo film

Tra gli eventi dell’Area Movie di Lucca Comics & Games c’è stata la presentazione, in anteprima, delle prime immagini di Sono tornato, nuovo film del regista di Benvenuti al Sud Luca Miniero, anch’esso un remake, pare migliorato e corretto, di un film europeo. Prendendo spunto dal film tedesco di 2 anni fa Lui è tornato, tratto a sua volta da un libro che ipotizzava l’improvviso ritorno di Adolf Hitler a Berlino, con tutto quello che comportava, Miniero ha immaginato quello di Benito Mussolini (uno straordinario Massimo Popolizio) in Piazza Vittorio, uno dei quartieri più multietnici di Roma, e il suo incontro con un giovane giornalista e regista di documentari fallito (Frank Matano) che lo scambia per un attore e decide di portarlo in giro per il Paese, in orbace e divisa d'ordinanza. Matano avrebbe dovuto essere presente, ma ha mandato un divertente video in cui ha spiegato di esser stato vittima di un (lieve) incidente d’auto e ha risposto anche a un paio di domande che si è fatto da solo. A giudicare da quanto abbiamo visto, Sono tornato, col suo misto di finzione e scene dal vero, con i cittadini di varie parti d’Italia che rispondono alle provocazioni del Duce secondo le loro confuse idee, potrebbe essere una delle belle sorprese della prossima stagione (uscirà il primo febbraio). Di sicuro ha incuriosito moltissimo i presenti, che hanno rivolto alcune domande al regista, dopo quelle dei moderatori.

Si tratta di una commedia politicamente scorretta, in cui il sedicente Duce si trova costretto a mettersi al passo con tutte le più moderne diavolerie: “Il confronto di Mussolini con la modernità e la tecnologia è molto divertente, anche se lui si dimostra più lucido dei nostri politici, nonostante il ritardo. Mi fa pensare al Leonardo di Non ci resta che piangere, quando Troisi e Benigni gli spiegano cos’è un treno e lui arriva con una locomotiva. Fondamentalmente è un film che parla della politica vera, non di quella delle leggi, ma parla di noi, racconta i problemi dell'Italia e mostra nella parte documentaristica del film il reale sentire delle persone”.

Parlando dei remake, Miniero racconta: “Ho fatto due remake, e già per Benvenuti al Sud mi avevano detto che l'umorismo francese era diverso dal nostro. Nel mio film anche se era la stessa storia c’era più solarità, come in questo. Le persone da noi hanno un modo di affrontare la vita diverso da quella dei tedeschi. Abbiamo incontrato uno che sostiene di essere un fascista, ma moderato, quindi vuole una dittatura con due partiti, e un contadino, nel film – che mescola vari formati - ricostruito in finzione, che fa tutta una tiritera contro gli extracomunitari e alla fine compare su un trattore un nero che lo saluta, “ciao papà”, e lui dice “è mio genero”. Sono le persone che abbiamo intervistato ad averci ispirato il tono più leggero. Mussolini è un personaggio mai superato come tabù, la percezione generale è che ha sbagliato per la guerra e per le leggi razziali, come se fossero cose da poco. Qualche volta, ma raramente, lo hanno insultato per strada, anche se girava con la sicurezza in borghese. E' passato tanto tempo e nessuno si rende più conto di cosa fosse davvero la dittatura”.

Dove è stato insultato, e quali problemi ha affrontato la produzione? "Lo vedrete nel film, è successo a Napoli, dove lo insultavano solo per il fatto che era travestito da Mussolini. Ci sono stati tentativi di denuncia ai carabinieri e istituzioni che non hanno concesso gli spazi legati alla memoria di Mussolini, come il famoso balcone di Piazza Venezia. Comunque è più noioso parlarne che vederlo, in realtà il film parla degli italiani di fronte ai problemi di oggi, in una maniera molto divertente e diversa”. Sugli attori: “Massimo Popolizio è straordinario, per me è il nostro il più grande attore teatrale. Mussolini era un po' buffo e anche lui riesce a essere guascone, ma abbiamo scelto di fare un Mussolini più temibile, come era in privato. Nel cast c'è anche Stefania Rocca e poi ci sono apparizioni di Cattelan, Mentana e altri, perché Mussolini diventa un fenomeno sulle emittenti tv. Popolizio è un mattatore, per me è stato un arricchimento lavorare con lui e con un Frank insospettabile perché fa un personaggio molto rigoroso”.

Sui contenuti del film: “Tutto quello che Mussolini dice nel film è quello che ha detto nella realtà, spostato e messo fuori contesto. Comunque non è un film buonista, in realtà non si pone il problema dell'ideologia, ma quello di raccontare senza filtri come siamo adesso. Fan di Mussolini ne abbiamo trovati pochi e il nostro Mussolini non è nemmeno un Salvini, è molto più originale nella sua follia. La diffusione del malcontento sembra trasversale anche a livello sociale. Il paese che ho visto io esplode solo quando vede la pubblicità, i social, i dibattiti tv, ma non è attento a certe tematiche. Tra le cose che mi hanno spaventato in questa ricerca ci sono la percezione che molti hanno del pericolo esterno, identificato nei rom e negli immigrati, ma soprattutto l’antipolitica, il dramma di non essere rappresentati da persone che avrebbero dovuto farlo”. Sul mix finzione-realtà: “E' stata la parte più interessante, perché la parte documentarista e dunque imprevedibile ci ha portato anche a cambiare quella scritta, però abbiamo dovuto buttare anche tante cose, ma ora quando vedi il film gli attori e le persone prese per strada sono così spontanee e così vere che non le distingui. Forse perché il nostro film non è doppiato, ma sembra più autentico di quello tedesco”.

Tra le scene che abbiamo visto ce n’è una molto intensa, che vede protagonista un’anziana signora che grida che non ci sono differenze di grado tra due assassini: “sul set è stato molto toccante, c'è stato anche l'applauso della troupe alla fine, aveva creato una tensione complessa. E’ un film che ho amato molto girare, faccio anche fatica a parlarne, non riesco a restituirvi l'emozione. A Firenze c’era un signore in una macelleria che raccontava le persecuzioni subite dalla sua famiglia perché ebrea. Il fascismo è stato come il nazismo. Non sono le cifre ma le intenzioni che contano, Mussolini prima dell'avvento di Hitler, nel 1933, col consenso, già prefigurava quello che sarebbe avvenuto”. Ha pensato alla reazione del pubblico? “ Io penso che il giudizio principale sarà quello nei confronti di un film ben costruito e interessante, non sono così ottimista da pensare che scatenerà un dibattito. Ho virato molto il film sulla critica al sistema di vita in Italia. La gente ascolta Mussolini come se fosse un comico e nel finale, che è molto diverso dall’originale, diventa il pupazzo dei media, il film mostra la presenza di altri sistemi di poteri. L'assenza di comunicazione per me è la caratteristica di quest'epoca. I social, rendendo virale tutto, compresi gli stupri, rendono tutto inoffensivo”.

(foto di Federico Basile)



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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